Archive for the 'Rifiuti' Category

02
Giu
08

Punto della situazione rifiuti campani

Credo che la situazione sia diventata insostenibile da tempo. E sicuramente le responsabilità saranno addossate attraverso giusti processi che scoveranno i veri colpevoli di finanziamenti andati in fumo, rifiuti andati in strada, cittadini affumicati. Perlomeno lo spero.
Il nuovo Governo ha deciso di attuare una linea dura ed intransigente per risolvere un problema estremamente critico. Perché allo stato di crisi siamo arrivati da tempo. Il problema è che ha chiuso gli occhi ed ha cercato di adottare misure di una banalità quasi infantile. Aprire vecchi siti di smaltimento e crearne di nuovi per risolvere l’impellente emergenza e per instaurare poi un meccanismo efficace. Degni di merito sicuramente per chi non conosce altre strade che quelle che già si sono rivelate sbagliate.
Bene. Tanti anni di sviluppo, di ricerca scientifica e tecnologica, di tentativi di smaltimento alternativo non hanno portato a nulla.
il 23 Febbraio 2008 la CNN e la BBC avevano mostrato 30000 manifestanti a Napoli che avevano svolto esperimenti di raccolta porta a porta, di trattamento meccanico-biologico, di compostaggio con enormi successi. I giornalisti della CNN si stupirono del fatto che il giorno dopo nessun giornale e nessun telegiornale riservasse anche solo un misero trafiletto oppure un decimo di secondo alla manifestazione.
“Aprire i giornali il giorno seguente e non trovare notizie è imbarazzante, ma è chiaro che in Italia manca una stampa libera e indipendente”.
Questo il commento di David Willey della BBC.
Ma perché non permettere a nuove metodologie di sfruttare i miliardi di finanziamenti che sono stati messi a disposizione sia dallo Stato Italiano sia dall’Unione Europea? Perché non consentire di assumere migliaia di  persone che lavorino nel proprio quartiere operando la raccolta porta a porta in una regione con un altissimo tasso di disoccupazione? Perché giustificare sempre le spese con i guadagni della malavita o della solita Impregilo.
Per chi non sapesse cosa è la Impregilo basta guardare su Wikipedia da cui riporto i seguenti passi:
“Nell’ottobre 2005 Impregilo, a capogruppo di una cordata di aziende internazionali, si aggiudicò la gara internazionale per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, battendo alla fine l’ultima cordata concorrente, guidata dalla capogruppo Astaldi. L’offerta finale risultò essere di 3,88 miliardi di euro. Il progetto considerava un tempo di realizzazione di 70 mesi (6 anni). Il contratto di assegnazione è stato firmato dal governo Berlusconi il 27 marzo 2006…” . “Nel Maggio 2008 vengono arrestate 25 persone, fra cui Massimo Malvagna, amministratore delegato di FIBE S.p.A., con varie accuse connesse al traffico dei rifiuti “. “All’estero, in particolare nei paesi dell’America Latina e dell’Africa, Impregilo in qualità di capogruppo è stata coinvolta e citata in giudizio rispetto a reati riguardanti l’ambiente e la salute delle popolazioni locali in cui le “grandi opere” venivano edificate [citazione necessaria]. Si nota una certa tendenza a evadere le norme minime del rispetto ambientale e dei diritti umani, sia quelli delle popolazioni interessate dalle “grandi opere” sia i diritti dei lavoratori delle ditte del gruppo Impregilo.”
 
 
Ebbene, viene approvato il decreto sui rifiuti proposto dal Governo in Parlamento ma tanto perché non bastasse :
 
La Direzione Generale Ambiente della Commissione europea ha bocciato, nella serata di venerdì, il decreto rifiuti approvato dal Consiglio dei ministri a Napoli il 21 maggio scorso. Secondo i funzionari della Direzione generale Ambiente, il provvedimento risulta  in contrasto con la normativa comunitaria in materia di trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Come tutte le leggi nazionali in materia di ambiente, anche il decreto rifiuti  del governo italiano è stato infatti sottoposto al vaglio della Direzione generale Ambiente della Commissione, con l’obiettivo di verificare eventuali contrasti con la normativa comunitaria. Contrasti che, secondo fonti vicine ai tecnici di Bruxelles, sono valsi una bocciatura.
Le obiezioni dell’Ue riguardano soprattutto gli articoli che contengono deroghe: alla Commissione non sono andati giù, in particolare, l’articolo 9 (relativo alle deroghe sulla valutazione di impatto ambientale per i siti che saranno adibiti a  discariche) e l’articolo 18 (che prevede un lungo elenco di deroghe alla normativa vigente in materia ambientale, igienico-sanitaria, di prevenzione incendi, sicurezza sul lavoro, urbanistica, paesaggio e beni culturali).
I tecnici avrebbero sollevato le loro obiezioni direttamente ai rappresentanti del governo italiano a Bruxelles, indicando i punti critici del decreto. Va detto che il parere della Commissione europea non è vincolante per il governo di un Paese membro. Naturalmente, però, qualora Berlusconi e suoi ministri decidessero di andare avanti e di non ascoltare i rilievi dell’Ue, si aprirebbe una procedura d’infrazione contro l’Italia. E sarebbe la seconda volta: il nostro Paese è già in procedura d’infrazione, e sempre per lo scandalo dei rifiuti.

Insomma: spero che vi siate resi conto di quali siano le reali motivazioni che hanno portato all’ennesima bocciatura della metodologia di smaltimento. Vi spiego meglio il banale giochetto dei nostri politici. La situazione è gravissima, necessitiamo mostrare rapidità, fermezza e sicurezza. Diamo ancora più soldi agli stessi che hanno lavorato in Campania dal 2000 (che semplicemente sono gli artefici del macello) perché brucino tutto il bruciabile e prima di tutto il “vedibile”. Inseriamo un segreto di stato sulle aree adibite ad inceneritori (in maniera tale che nessuno ci metta il naso). Inseriamo un articolo che preveda comunque un analisi dell’impatto ambientale (fatto da revisori che lavorano per la Impregilo di cui sopra) che venga fatto in termini rapidissimi (come se fosse possibile verificare l’incidenza sulla popolazione in una settimana, e questo lo dicono scienziati). Mettiamo l’esercito a proteggere il giochetto.
 
Questa non è controinformazione, questa è la spudorata realtà dei fatti.
 
Voi a Chiaiano non ci andreste a vivere, dite la verità!
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08
Mar
08

Un attimo di attenzione sui termodistruttori (ricerca autocondotta)

Coerenza civile vuole che si anteponga l’incolumità dei cittadini a qualsiasi altra priorità.
Mio impegno nel processo di ricerca di informazioni vuol mettere in risalto un problema affatto semplice per risoluzione e per conseguenze.
Già intrapresi a spiegarvi la situazione Campana dell’immondizia.
Adesso cerchiamo di comprendere quanta sporcizia deve essere eliminata e, soprattutto, quale potrebbe essere la migliore soluzione.
I rifiuti sono stai concentrati in Ecoballe (praticamente compressi perché occupassero meno spazio).
Siamo così in presenza di un numero elevatissimo di CUBI che possono contenere qualsiasi cosa.
Di questi CUBI, per adesso, per la sola zona della Campania interessata, ne abbiamo 7000000 (Sette Milioni) di Tonnellate.
Il governo Prodi, attualmente senza una maggioranza politica, ha avviato la termodistruzione di queste ecoballe nel termodistruttore di Acerra.
Il distruttore di Acerra è il più grande di tutta Europa, riesce in un anno a distruggere 750000 Tonnellate all’anno.
Quindi facendo semplici calcoli per distruggere i 7000000 precedenti ci starà almeno 10 anni.
Consideriamo adesso che la sola Campania produce ogni giorno 6500 Tonnellate di rifiuti cioè circa 2250000 l’anno che per dieci anni sono 22500000 (22 milioni!) e non sono ecoballizzati.
LA soluzione si fa sempre più complicata.
Ebbene ora entrano in gioco i finanziamenti pubblici e dove devono andare, o meglio, chi vuole intascarseli.
In Italia si investono miliardi di euro non a chi fa un corretto riutilizzo dei rifiuti, a chi crea la soluzione migliore, ma a coloro che fanno il termodistruttore più grande.
Ebbene a questo punto la soluzione, matematicamente parlando, diventa ovvia.
Abbiamo 2.250.000 tonnellate l’anno da smaltire, un termodistruttore come Acerra ne distrugge 750000 (sottolineo che i famosi tre inceneritori di Vienna, oggetto di disprezzo folle da parte degli Austriaci, tutti insieme non distruggono quanto Acerra e in Germania, dove vengono mandati il 40% dei nostri rifiuti non esiste un termodistruttore da più di 240.000 T/Annue), quindi l’idea migliore per guadagnarci quale è: 2.250.000 diviso 3 fa proprio 750.000!
Quindi costruiamo un altre termodistruttore SUPER per guadagnarci Miliardi di euro di finanziamenti pubblici e riattiviamone un altro SUPERpotenziandolo!!!!!!
Questo significa che inseriremo in Campania i tre più grandi temodistruttori di Europa!!!!
Adesso analizziamo l’impatto che ha un termodistruttore.
A questa pagina web ( http://www.municipio.re.it/ambiente/infoambsito.nsf/7747644901106011c1256ede00476e9a/cb5bffd85d5bb0a6c125704500396be9?OpenDocument) c’è i dettagli dell’inceneritore di Cavazzoli (RE). Un “piccolo” termodistruttore che emette, per sole 73.000 tonnellate l’anno di rifiuti , 18.000 T di ceneri pesanti, 1.800 T di leggere. A voi il divertimento di scoprire cosa nascondono ( e ometto per ora le nanoparticelle andate qui a studiare un po’ http://www.nanodiagnostics.it/FontiInquinamento.aspx?ID=2 ).
Torniamo ai nostri semplici calcoli e soffermiamoci solo su Acerra: 750.000 T produrranno allora 150.000 T di ceneri pesanti e 15.000T di leggere.
E’ scientificamente dimostrato da studiosi che non vengono pagati dalle aziende farmaceutiche ne, come Veronesi, dalle ditte che costruiscono termodistruttori che c’è una forte incidenza tra la presenza di un inceneritore e la comparsa di tumori tra gli abitanti le zone circostanti il mostro!
Questa è la scienza, questa è la matematica.
Ovviamente ci sono leggi Europee e un accordo di Kyoto che regolarizzano lo smaltimento e la distruzione dei rifiuti in modo che non uccidano le persone.
Ebbene: chiedo a voi se non è un CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ’ aver dato il via alla costruzione e alla riattivazione di tre termovalorizzatori obsoleti e non rispettosi dei dettami di Kyoto.
Dobbiamo proteggere questa gente che non ha più nemmeno la forza di morire. Ucciderli per i nostri politici è il modo di tarpare le loro voci.
Un paese democratico manderebbe i responsabili davanti al neo tribunale internazionale (nato e ratificato tra l’altro a Roma!) per essere processati per le morti che causano e causeranno.
A chi interessa vi invio i link delle fonti:
Per conoscere vi saluto

Matteo

09
Gen
08

Siamo veramente sepolti dalla spazzatura?

Quà dai lidi Spagnoli (dove l’aria è più calda e tutto “sembra” migliore… ma non pensiate che lo sia)
mi interrogo sulla nostra nazione, la beneamata ed idolatrata dal Benigni nazionale pochi giorni or sono per le sue indubbie invenzioni del “passato” che l’hanno resa “opera da museo” e per questo preda di turisti osannanti ma anche di una folle e quanto mai spietata regrettezza architettonica.
Mi interrogo sul suo futuro perchè è quello su cui vivranno i nostri figli e perchè se siamo stati così capaci in passato non è per niente detto che lo si possa essere anche nel futuro. Sapete che è molto meno producente viver sugli allori dei padri che non rimboccarsi le maniche e …!
Mi interrogo non tanto sull’immagine che stiamo dando adesso all’estero (in fin dei conti chi se ne frega) ma piuttosto sulla fotografia attuale di un Italia vittima di se stessa, del suo autocompiacersi, del suo credere di esser al centro di un mondo che (non me ne vogliano i neopacifisti) è diventato globalizzato (e quindi senza un centro!!!!), del suo autolesionismo smaccato e della sua storia.
Mi interrogo. Ma nella mia ignoranza nn riesco a trovare soddisfacenti risposte.
Qualche riflessione che potrà condurci da qualche parte bhè… quella si incontra e qui sotto ve ne propongo una…
“E’ “sfinita” nei rifiuti la Seconda Repubblica? O la Prima, in fondo in fondo, non è mai finita?”.
ADDIO SECONDA REPUBBLICA
di Pierluigi Battista

Sepolte sotto una montagna di rifiuti, giacciono le spoglie della Seconda Repubblica. Il sogno infranto del «grande cambiamento » lascia le sue scorie nella discarica della vergogna. Marciscono le promesse e i sogni fioriti quindici anni fa. E si chiude nel peggiore dei modi la chimera di un fantastico «nuovo Rinascimento »: non solo la sigla magniloquente di un esperimento che ha trovato in Antonio Bassolino il suo profeta, ma la presunzione fatale di un ciclo politico che avrebbe dovuto archiviare per sempre i fantasmi di un Medioevo chiamato Prima Repubblica. Tutto seppellito nel caos e nelle fiamme della
jacquerie napoletana, mentre l’Italia della Seconda Repubblica prende la forma dei cumuli di spazzatura che le tv di tutto il mondo trasmettono come simbolo umiliante del nostro Paese. Altro che Rinascimento italiano.

Persino le date parlano di un fallimento. È comprensibile che Bassolino non voglia arrendersi all’idea feroce di passare come il capro espiatorio del disastro di questi giorni. Ma è proprio nella sua figura che si compendia la vicenda delle speranze e delle disillusioni nate nella Seconda Repubblica. Nell’autunno del ’93 (esattamente quindici anni fa, appunto) la sua elezione al ruolo di primo cittadino di Napoli venne salutata come un nuovo inizio di salvezza nazionale. Nacque la stagione dei sindaci direttamente eletti dal popolo. Si inaugurò l’era dell’ammirazione per il «partito dei sindaci», capaci di scavalcare le oligarchie obsolete del passato grazie a un caldo rapporto personale e carismatico con gli elettori. Per completare il grande cambiamento annunciato dal crollo dell’ancien régime, Mario Segni coniò l’immagine suggestiva del «sindaco d’Italia», risolutore illuminato dei problemi italiani, figura che incarnasse la fiducia dei cittadini nelle istituzioni rinnovate e depurate dalle miserie di un passato coralmente ripudiato. Bassolino era il «nuovo » sindaco per eccellenza, il riscatto dalle infamie di una Napoli che la vecchia politica aveva consegnato alle rapaci mani sulla città denunciate da Francesco Rosi, all’epidemia di colera del ’73, al malaffare della ricostruzione post terremoto.

Ecco perché l’immondizia che soffoca Napoli appare come un crudele contrappasso destinato a travolgere nella desolazione e nell’indignazione l’immagine del suo Sindaco per antonomasia. Era il «nuovo» della Seconda Repubblica e il fetore dei sacchi di monnezza ne ha distrutto l’incanto. Ha ragione Raffaele La Capria: le piramidi di rifiuti stavano raggiungendo la cima del Vesuvio e intanto la Seconda Repubblica si contemplava come Narciso nel suo presuntuoso nuovismo tutto immagine, tutto comunicazione, tutto pubbliche relazioni e autopromozione.

Ma Napoli è solo la versione macroscopica di un caso italiano senza redenzione. Quindici anni in cui sono nate Bicamerali per le riforme, si sono vagheggiate senza requie assemblee costituenti, si sono invocati confronti costruttivi tra gli schieramenti, ma che ancora non sono stati sufficienti per trovare un minimo accordo su una legge elettorale decente e condivisa. Quindici anni trascorsi a discettare sull’«anomalia» italiana, senza che un solo passo concreto abbia provveduto a sanarla.

Quindici anni che non sono bastati a smaltire l’ebbrezza della «rivoluzione giudiziaria » che travolse nel disonore la Prima Repubblica, sperando senza confessarselo che i giudici potessero completare il lavoro a danno del nemico politico: salvo accorgersi troppo tardivamente che a Napoli la magistratura nulla sa dello scandalo della spazzatura che oscura il Vesuvio ma in compenso si prodiga alacremente per sciogliere il mistero delle vallette raccomandate. Quindici anni vissuti nell’ossessione di Berlusconi, convinti che con la sua eventuale uscita di scena i problemi si sarebbero dissolti, che la spazzatura si sarebbe smaterializzata, che la buona amministrazione avrebbe trionfato in virtù di una supposta superiorità morale. Quindici anni a maledire i vecchi partiti, i rimasugli che ne restavano, gli apparati impegnati ad arrestare il luminoso avanzamento del «nuovo », del puro, dell’incorrotto e dell’incorruttibile.
Nell’incendio appiccato a Napoli si assiste così a un gigantesco falò delle vanità che, con un’estensione molto più tragica di quello raccontato da Tom Wolfe, incenerisce l’ideologia autoconsolatoria della Seconda Repubblica. Si spalanca una voragine tra le promesse e le realizzazioni, tra i propositi e i risultati. Ma questa non sarebbe una novità. È nuova invece, e sconvolgente, la rivelazione della spaventosa vacuità di quel discorso ideologico. Un’ideologia, una retorica, un lessico che hanno sostituito la realtà, trascinando nell’autocompiaciuto rigetto del passato ogni esame serio dei mali che avevano messo la pietra tombale sulla Prima Repubblica. Hanno degradato la politica all’arte dell’apparire e del proclamare, rinviando sine die ogni soluzione credibile. È più di una delusione: è la scoperta di un bluff durato quindici anni. Anche nei primi anni del dopoguerra democratico presero forma potenti correnti di delusione, di scoramento, persino di rimpianto nostalgico per l’Italia del vecchio regime. Ma la Repubblica democratica tenne, perché poggiava su qualcosa di solido e conservava ancora il senso di una missione comune, malgrado la Guerra fredda e la spaccatura dei blocchi contrapposti. Oggi invece, sotto la spazzatura il nulla. Solo la fine del personalismo plebiscitario surrogato di leadership autentiche, le bandiere oramai stinte del «sindaco d’Italia», la stanchezza per un bipolarismo astioso, inconcludente e intontito dai suoi propri annunci. Il de profundis della Seconda Repubblica, e della sua fascinazione oramai corrosa dal tempo. Delegittimata dal confronto con i successi altrui. Svuotata dal dubbio che nel mondo la «nuova» Italia stia perdendo la partita decisiva, resa per noi impraticabile da un mare di spazzatura.




Senso

" ... perchè sopprimere un ideale soffoca il pensiero, esprimerlo senza regole lo rende innocuo ! "

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