Archive for the 'ideologia' Category

01
Giu
08

“Ogni società ha il tipo di criminali che si merita”, Robert Kennedy Tribute

Robert Kennedy nacque il 20 Novembre 1925.
Robert Kennedy si sposò nel 1950 ed ebbe 11 figli.
Robert Kennedy fu ministro della giustizia sotto la presidenza del fratello John fino al suo assassinio.
Robert Kennedy era contro la guerra del Vietnam ed era per la completa integrazione fra bianchi e neri.
Robert Kennedy durante la sua campagna per le presidenziali del 1968 ricevette l’appoggio dei pacifisti, dei non violenti, dei neri. Il 4 Aprile 1968 annunciò in un comizio pubblico la morte di Martin Luther King di cui condivideva pensiero e battaglie affermando :”Amore, saggezza, solidarietà per coloro che soffrono, giustizia per tutti, bianchi e neri.”
Robert Kennedy venne assassinato il 4 Giugno di quello stesso anno e morì due giorni dopo.
 
Il suo feretro, dopo il funerale celebrato a Manhattan alla San Patrick cathedral, venne posto su un treno per raggiungere il cimitero di Arlinghton dove riposava suo fratello John.
Durante quel tragitto un fotografo immortalò in più di 2000 scatti il popolo americano che omaggiava un futuro grande presidente. 

 Nell’immagine che riporto, un intera famiglia, probabilmente di contadini delle campagne limitrofe a New York, in un gesto di dignità assoluta, in ordine di altezza come se fossero ad una parata militare, rende l’ultimo saluto ad un uomo probabilmente unico.
Nel vedere questa immagine e le altre il mio cuore si riempie di dolore e di sofferenza ma, allo stesso tempo, di fortissima ammirazione. Era il 1968, son passati 40 anni da quei giorni, e credo che sia proprio da quelle immagini e da quella storia che bisogna trarne insegnamento.
C’è una nobiltà in questa famiglia povera che le nostre case raffinate, le nostre macchine lussuose, la nostra cultura contemporanea non riescono nemmeno a imitare. C’è una dignità ed una forza mastodontica nel semplice gesto di omaggiare una personalità che non può, oggi, farci restare indifferenti.
Bob Kennedy ed il suo fratello John erano persone illuminate. Dalla forza dell’amore. Bob nei suoi discorsi pubblici durante la campagna elettorale poneva l’accento sul fatto che dovessero essere la compassione e l’amore a farci comprendere il mondo. 
 

Bob avrebbe cambiato veramente il mondo? Lo avrebbe reso oggi un posto migliore? Sicuramente avrebbe insegnato a milioni di persone, generazioni e generazioni di uomini di potere successive, quali dovessero essere i valori su cui si basa una politica di governo. Non gli è stato dato il tempo e neppure l’opportunità. Un macigno insostenibile che ha cambiato il nostro tempo.
 
Qui sotto riporto l’articolo di Mario Calabresi sull’intervista fatta a Paul Fusco, fotografo di quel “Funeral Train”.
 
 
L’uomo che rinunciò a fotografare Bob Kennedy da vivo, che abbassò l’obiettivo per timidezza e cortesia, sarebbe stato l’unico capace di raccontare il lungo addio che il popolo americano gli tributò per 328 chilometri di ferrovia in un sabato pomeriggio del giugno 1968. Paul Fusco aveva trentotto anni quel giorno, quando il feretro di Robert Francis Kennedy partì da Penn Station, a New York, per arrivare alla Union Station di Washington. Il candidato democratico era morto due giorni prima a Los Angeles, colpito da un proiettile al cuore mentre festeggiava la vittoria alle primarie della California. Il funerale si tenne a Manhattan, nella cattedrale di St. Patrick, poi la bara venne caricata su un treno di dieci vagoni che la portò alla destinazione finale: il cimitero di Arlington, dove Bob Kennedy venne sepolto poco lontano dal fratello John. 

Paul Fusco, fotografo di Look Magazine, rivista bisettimanale con una storia illustre, era sul quel treno con tre macchine fotografiche e trenta pellicole a colori. “Nell’ultimo vagone i servizi segreti decisero di mettere la bara di Bobby, la appoggiarono per terra, poi dissero ai familiari e agli amici di prendere posto nella penultima carrozza. Erano loro ad aver preso il comando del treno e non volevano discussioni. Ma i ferrovieri pensarono che sarebbe stata un offesa alla folla che attendeva e appena il convoglio cominciò a muoversi la sollevarono e la appoggiarono sugli schienali dei sedili. Era una sistemazione instabile e precaria, ma così il feretro si poteva vedere attraverso i finestrini”.

 

Fusco racconta lentamente e con voce bassissima, muove molto le mani e spesso strizza gli occhi per ricordare. “Era l’8 giugno, un giorno caldissimo, un anticipo d’estate. Il viaggio durò più di otto ore attraverso cinque Stati: New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware e Maryland. Un milione di persone aspettavano lungo i binari. Il treno si muoveva lentissimo, si fermava spesso per dare la precedenza agli altri convogli, impiegammo quasi il triplo del tempo che si impiega normalmente. Ma era la velocità giusta per un funerale. Quel treno è stato il vero funerale, quello dell’America, è durato un’intera giornata, era fatto per il popolo. Era il funeral train”.

 

Scattò quasi duemila fotografie, fino ad oggi ne conoscevamo soltanto cinquantatré, ma ora dagli archivi della Biblioteca del Congresso a Washington ne sono riemerse altre milleottocento. Il reportage di Paul Fusco è uno dei più emozionanti ritratti del popolo americano mai fatti, un documento che commuove e indigna.

“Quel giorno non dovevo lavorare, ma vivevo a Manhattan e decisi di passare in redazione. Gli uffici di Look erano su Madison Avenue, proprio alle spalle di St. Patrick, i colleghi erano tutti in silenzio, si respirava un’angoscia fortissima. Mi siedo. Bill Arthur, il direttore, mi vede e mi chiama nella sua stanza: “Paul vai a Penn Station, porteranno la bara di Kennedy a Washington. Sali su quel treno”. Non aggiunse una parola, non disse cosa voleva, che tipo di foto, se aveva delle idee, nulla. Io non chiesi nulla, allora funzionava così, presi le pellicole, attraversai la strada e mi fermai per mezz’ora fuori dalla cattedrale. Poi camminai veloce fino alla stazione. Trovai subito il treno, era circondato dagli uomini del secret service. Era un convoglio speciale: non ho mai capito se fosse stato organizzato dal governo o dalla famiglia. Mostro il tesserino e salgo, un agente mi mostra un sedile dell’ottavo vagone e mi dice: “Siediti qui e non ti muovere”.

 

“Non sapevo cosa fare, pensavo che a Washington e poi al cimitero di Arlington avremmo trovato decine di colleghi e di telecamere ad aspettarci, avevo bisogno di un’idea subito. Ero pieno d’ansia ma mi bastò guardare fuori dal finestrino per capire: vidi la folla e tutto fu chiaro. Abbassai il finestrino, allora si poteva fare, e cominciai a scattare. Rimasi nella stessa posizione per otto ore a fotografare la gente accanto ai binari. Quella era la storia”.

Tutto scorre lungo il finestrino, Paul Fusco ferma quasi duemila ritratti, si vedono bambini scalzi, genitori con i neonati in braccio, pensionati con il cappello, coppie vestite con l’abito della festa, boy scout, donne in lutto, ragazze con vestiti coloratissimi, come voleva la moda alla fine degli anni Sessanta, suore che accompagnano le allieve di un collegio femminile, ragazzi seduti sulle motociclette, vigili del fuoco, famiglie in piedi sul tetto dei furgoncini, anziani che aspettano seduti sulla sedie a sdraio, uomini in bilico su un palo.

“Venni investito da un’onda emotiva immensa, c’era tutta l’America che era venuta a piangere Bobby, a rendergli omaggio. Vedevo mille inquadrature possibili, non avevo tempo per pensare, per aspettare, dovevo reagire al volo. Le mie macchine non avevano il motore e io mi ripetevo soltanto: “Dai, scatta, scatta, scatta””.

Si vedono bambini piccoli che si sforzano di capire cosa sta succedendo, ragazzini che ridono, sollevano biglietti scritti a pennarello, sventolano bandiere a stelle e strisce. Si scoprono i cortili delle case, i giardini, periferie fatiscenti. Si vede una popolazione di tutti i ceti sociali, molti sono i neri. C’è chi si mette la mano sul cuore, chi fa il saluto militare, chi ride, chi tira fiori, chi si tiene la testa tra le mani, chi si inginocchia, chi prega.

Verso il tramonto inquadra una famiglia di sette persone disposta in ordine d’altezza e di età, a sinistra la più piccola dei cinque figli a destra la madre, poi il padre. Tutti sull’attenti con la testa bassa. È la foto che meglio restituisce la malinconia dell’addio.

La luce cala, le fotografie cominciano ad essere mosse, sgranate. “Avevo una pellicola Kodachrome, quella che amavo di più, ma era lenta e cominciai a preoccuparmi mentre vedevo il sole scendere”. I volti si fanno sempre meno riconoscibili: è la dissolvenza di una storia, di una vita, del sogno americano.

“La mia immagine preferita è quella in cui si vedono un padre e un figlio su un ponticello di legno che salutano portandosi la mano alla fronte, dietro di loro la madre ha la mano al petto. Il giovane è a torso nudo, hanno i capelli arruffati. Quella è la foto simbolo dell’America dopo l’omicidio di Bobby: quella famiglia era povera, combatteva per sopravvivere e vedeva passare via la possibilità di una vita diversa. I Kennedy avevano dato speranza alla gente e ora quella gente vedeva tramontare il sogno. Se ne andava con quel treno, era chiuso in quella bara”.

“Una folla meravigliosa”, disse Arthur Schlesinger, lo storico che era stato alla Casa Bianca con John Kennedy prima di scrivere i discorsi di Bob, guardando fuori dal finestrino della penultima carrozza. “È vero – gli rispose Kenny O’Donnel, che del presidente ucciso a Dallas era stato l’assistente speciale – ma ora cosa faranno?”.

Look magazine non pubblicò nessuna di quelle foto. Il direttore disse che erano belle ma il concorrente Life uscì prima con le foto della morte e dei funerali; allora a Look decisero di fare uno speciale sulla vita di Bob Kennedy e il reportage di Fusco finì in archivio. Ci rimase per tre anni, finché la rivista non chiuse per una crisi economica e di pubblicità, nonostante vendesse più di sei milioni di copie.

“Io mi portai a casa un centinaio di stampe e non mi sono mai dato pace che non fossero state pubblicate. Ho dovuto aspettare trent’anni per vederle stampate. Le proposi al primo anniversario, al secondo, poi dopo dieci anni, venti, venticinque. Nel frattempo ero diventato uno dei fotografi di Magnum ma ogni volta che c’era un anniversario tondo cominciavo il mio giro di art director, quotidiani, riviste. Nessuno le voleva, tutti mi dicevano di no. Nel trentesimo anniversario, era ormai il 1998, provo a chiamare Life, che era diventato un mensile, ma rispondono che non interessava. Torno sconsolato qui nella sede di Magnum e mi fermo a parlare con una giovane ragazza che era appena stata presa come photo editor, Natasha Lunn. Le dico sconsolato: “Sono trent’anni che vado in giro con questo lavoro, ma cosa devo fare per vederlo pubblicato?”. Mentre lo sto per rimettere via lei mi stupisce: “Io lo so, fammi provare” e telefona a George Magazine, il mensile del giovane John John Kennedy, il nipote di Bobby. Impiegò solo due minuti a convincerli e finalmente io vidi le mie foto pubblicate”.

Da quel momento nasce l’interesse intorno al “Funeral Train”. “Il nuovo direttore dell’ufficio di Magnum non può credere che quella storia sia stata chiusa in archivio per tre decenni: “Ma perché siete stati seduti su questo lavoro per tutti questi anni?”. Fa preparare un portfolio e lo manda in Europa. Una famosa galleria londinese organizza la prima mostra, la Xerox stampa un libro in edizione limitata di trecento copie. Poi nel Duemila diventa un volume che viene pubblicato in tutto il mondo. Chiedo che le foto siano stampate solo sulle pagine di destra perché i lettori non devono muovere la testa, ma restare immobili, girare solo la pagina e veder scorrere le facce come se fossero anche loro dietro il finestrino del treno, accanto al feretro di Bobby”.

Fusco ricorda quando la mostra venne esposta alla prima edizione di FotoGrafia, il Festival internazionale di Roma: “Era stata allestita alla stazione Termini, la gente scendeva dai treni e se la trovava davanti, fu un’idea bellissima e geniale”.

Quando Look fallì, in cambio della benevolenza del fisco il proprietario decise di donare tutto l’archivio alla Libreria del Congresso: cinque milioni di foto presero la via di Washington. “Anche i miei scatti finirono là. Due anni fa il gallerista James Danziger è andato a cercarli e ha trovato le altre milleottocento foto. Erano inedite, nessuno le aveva mai viste. Eccitatissimo mi ha chiamato e mi ha convinto a fare un nuovo libro e una mostra con lui, che inaugurerà alla fine di questa settimana a New York”.

Paul Fusco non ama l’America di oggi, abita fuori New York e fa una vita ritirata. “Il Paese è diviso, pieno di battaglie, bugie e falsità e la politica pensa solo ai ricchi. Bobby era diverso. L’avevo incontrato una volta. Ero in Messico, ad Acapulco, per fare un servizio sul paese che si preparava alle Olimpiadi del ’68. La giornalista con cui lavoravo, si chiamava Laura, venne a sapere che c’erano Ted e Bob Kennedy, li conosceva e mi convinse ad andare a cercarli. Trovammo la villa dove erano ospiti ed entrammo. Io ero imbarazzatissimo, non ho mai attaccato la gente con la macchina fotografica, ho sempre cercato di scattare con gentilezza senza invadere, senza creare reazioni di fastidio. Laura cominciò a dire: “Paul scatta, fai una foto”, ma Ted si infastidì e ci chiese di andare via: “Siamo in vacanza, lasciateci tranquilli: via di qui”. Io mi sentii umiliato per l’intrusione e me ne andai immediatamente. Tornato in albergo mandai una lettera di scuse a Bobby e lui mi rispose ringraziandomi e dicendo che era stato “magnifico” conoscermi. Rimasi impressionato dalla sua cortesia. A casa, da qualche parte in mezzo alle carte conservo ancora quel biglietto. Ho tenuto tutto”.

Paul Fusco era venuto a Manhattan per fare questa intervista, gli dispiace che dopo “solo” tre ore sia finita. Mentre si chiude l’ascensore ribadisce la sua lezione: “Non buttare via niente, tieni tutto quello che scrivi, può sempre servire, chissà magari tra quarant’anni”. E ride strizzando gli occhi azzurri a fessura.

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30
Mag
08

In risposta ad una logica preoccupazione.

In risposta ad una mail di Lorenzo che manifestava la sua chiara attuale preoccupazione per le azioni estremiste che si stanno manifestando, ad oggi, in Italia.

    L’Italia è seriamente in pericolo. Se prima lo era economicamente adesso vedo anche una destabilizzazione civile difficile da risolvere. Sai che non sono i governi la soluzione. Perchè tanto si occupano del loro orticello e non di certo di uno stato che oramai o risorge da solo o non potrà altro che vedersi piano piano autoimplodere. La mia paura è oggettiva, reale. Da molte parti ci si ribella contro un assetto che è seriamente pericoloso. E’ la libertà dell’individuo ad essere messa in serio pericolo. E’ il nostro tentativo che va avanti da anni di creare una società civile e multietnica che sta miseramente fallendo. Io non sono favorevole a rendere la vita semplice ai malfattori. Ma sono per condannare coloro che veramente lo sono, a prescindere da sesso, razza o estrazione sociale. Si chiamava giustizia quando studiavo ancora sui banchi di scuola. Ecco, quello che mi rattrista è vedere gli estremismi salire alla cronaca per le azioni di violenza. Per me gli estremismi esisteranno sempre , è qualcosa di intrinseco in una società fatta di uomini liberi, ma non posso giustificare che venga loro permesso di diventare legge senza dialogo solo con l’uso della forza, della violenza. Il Preside Della Facoltà di lettere della Sapienza di Roma, dopo essere stato ieri “recluso” per 20 minuti nel suo studio da un azione dimostrativa Violenta portata avanti da 100 “facinorosi” , ha spiegato chiaramente che il dialogo e l’espressione attraverso la “parola” di qualsiasi estremismo devono essere permesse perchè possano diventare frutto e spunto di riflessioni. Purtroppo quei liceali vagabondi a cui ho insegnato io 5-10 anni or sono, adesso frequentano le università. Sono persone svogliate, con poca cultura alle spalle, poco capaci anche di mettersi davanti a qualsiasi lettura socio-politica illuminata, figli di velinaggi, maurizio costanzi, maria defilippini, eccetera eccetera. Sono frutto degli errori dei padri e degli insegnanti 68ini (senza fare di tutta l’erba un fascio naturalmente!), sono vittime dell’assenza di ideali e quindi bandiere al vento del primo infervorato fanatico!!! Cosa ci possiamo aspettare da un governo giustificato da un voto popolare ineccepibile che come prime proposte di legge rivendica il salvataggio di Rete4, la apertura incondizionata di termovalorizzatori con la protezione dell’esercito (su cui noi abbiamo già apertamente parlato, ma noi cazzo loro no!), il protezionismo dei suoi associati? Lo sapevamo già prima che Veltroni era il male minore, perlomeno è un’amante del “bello” inteso come forma artistica. Adesso bisogna pregare, e molto, perchè non ci si ritrovi tra pochi anni con un paio di mosche nel portafoglio e con le pistole in tasca come gli americani! Temo per la vostra libertà fratello! Io nel mio piccolissimo, come già dissi a suo tempo, raccoglierò informazioni veritiere e cercherò di informarvi attraverso questo mezzo eccelso che è la rete (fino a che, come in Cina, non censureranno anche questa). La mia speranza è che in pochi anni anche la lavandaia di Bressanone o il giudice di Biella possano leggere la verità in rete (frase grilliana). Ecco, a quel punto, forse, una rivoluzione ideologica sarà anche realizzabile. Per adesso incrociamo le dita!

26
Mar
08

noi, italiani all’estero

Non sono sicuramente il primo e non sarò sicuramente l’ultimo Italiano che decide di andare a vivere all’estero.
Per tanti motivi: io l’ho fatto per amore, ma anche per disperazione. L’ho fatto per fuggire da qualcosa che resta immobile ma che, come le sabbie mobili, ti inghiottisce e non ti lascia più scampo.
Io l’ho fatto perché ho aperto gli occhi, perché non avevo più voglia di combattere, perché mi sono arreso.
Si ! Io mi sono arreso all’italianità, alle sue forme bieche e marce, al suo clientelismo, al servilismo, ai lecca culo, al nepotismo e alle raccomandazioni. Mi sono arreso all’incompetenza degli uffici pubblici, all’incapacità manifesta. Mi sono arreso di fronte alle lobby, alle caste di ogni tipo, di ogni rango sociale. Mi sono arreso alla stupidità nelle televisioni e nei giornali, mi sono arreso di fronte alle maceri di un paese che resterà tale.
Sto cercando da mesi di sottolineare le magagne del mio paese, lo sto facendo mirando sempre a trovare una soluzione. Lo sto facendo per sensibilizzare voi che mi leggete, perché il mio non è qualunquismo ma è urgenza democratica, civile. Ma mi sembra che il mio “lavoro” finirà nel dimenticatoio, nell’inevitabile voragine che tutto consuma che è l’immobilismo italico.
Troppe persone vogliono che tutto resti così com’è, troppe!
Qui sotto vi allego una lettera di Giovanni Dalla Valle, un emigrato italiano in Inghilterra, un uomo di intelletto che ha deciso di cambiare aria, lui, uno di tanti. Ma aveva anche deciso di combattere per il suo “antico” paese, quello che, come a me, aveva dato i natali. La sua testimonianza è un monito per tutti noi (La sua è una risposta al volantino elettorale che arriva a casa degli italiani all’estero, nella fattispecie il candidato è quello del PDL Nicola Di Girolamo):
Caro Di Girolamo,
stamane ho ricevuto
il suo volantino nella posta di casa mia, in Inghilterra. Di solito ignoro la propaganda elettorale perché’, immagino come altri milioni di ex-italiani, ne ne posso piu’ del vostro paese, pero’ stavolta quello che ha scritto mi sprona a rispondere alla sua chiamata. Io ho gia’ aiutato a sufficienza il suo partito, che poi non e’ neanche un partito, in quanto non nasce da una costruzione ideologica o filosofica come i grandi partiti dell’800 e del ‘900, ma dagli interessi personali di un imprenditore miliardario che decise di scendere in campo per timore che una vittoria dei discendenti del partito comunista lo costringessero ad esiliarsi in qualche isola tropicale, anziche’ continuare a fare i suoi interessi nel paese dove viveva.
Bene, caro Di Girolamo, sappia che chi le scrive quell’uomo l’ha gia’ aiutato abbastanza. Lo feci nel 1994, quando fondai a Londra il primo Club Forza Italia, sprecando la mia faccia, la mia intelligenza, i miei soldi e il mio tempo, per un uomo che pensavo davvero intendesse promuovere il liberalismo nel vostro paese, e davvero intendesse stabilire un ordine meritocratico in un paese marcio per nepotismo, clientelismo e familismo (sia a destra che al centro che a sinistra).
Un paese unico al mondo che vanta due popolazioni: sessanta milioni di italiani dentro le Alpi che sopravvivono grazie alle raccomandazioni, e cento milioni di ex-italiani fuori dalle Alpi che, non sentendosela di far parte delle brigate rosse o di un clan mafioso, decisero ad un certo punto della loro vita di emigrare e, le piaccia o no, di diventare ‘altri’.
Preciso che chi le scrive non e’ in Inghilterra per fare lo spazzino o il lava-vetri. Io lavoro come psichiatra forense alle dirette dipendenze del ministero della Giustizia e della Sanita’ britannici, guadagno piu’ di centomila euro all’anno, pago il 40% di tasse fino all’ultimo penny, e sono soggetto, in virtu’ del mio nuovo passaporto a tutti i doveri e i diritti dei sudditi della nostra carissima H.R. Queen Elisabeth II.
Che sicuramente avrà i suoi difetti anche lei, ma almeno e’ una regina vera, e non una merda come i tanti pregiudicati, corrotti e mafiosi che popolano il vostro ridicolo Parlamento.
Giovanni Dalla-Valle, ex-italiano, e’ un’INGLESE come tanti. Si sveglia alle 5.30, lavora 10 ore al giorno, fa i turni di guardia, torna a casa alle 19.00 dove trova il figlio Matteo, di cui e’ padre singolo. Se fosse stato per l’Italia sarei ancora alle dipendenze economiche dei miei genitori, ultimo assistente in un ospedale del cesso (nonostante laureato a 25 anni a Padova con 107/110), solo per il fatto che mio padre e’ un nessuno e non s’e’ mai curato di leccare il culo agli altri.
Ed ora veniamo alle sue proposte elettorali.
Usufruire dell’assistenza sanitaria gratuita in Italia per piu’ di tre mesi, come stabilisce la vostra legge?
Ma scusi, ma perchè io che che pago le tasse in questo paese, dovrei parassitare i servizi di un paese dove non pago le tasse? Persino tre mesi sono ingiusti. Qui la sanita’ e’ gratuita.
Non dovrei pagare le tasse per una seconda casa in Italia? Ma scusi, perche’ mai uno che puo’ permettersi una seconda casa nel vostro paese non dovrebbe pagare le tasse come fa per la prima casa in questo paese? Se ha sufficienti soldi per acquistare una seconda proprieta’ in Italia, perche’ non dovrebbe contribuire alle normali tassazioni di quel paese?
Non pagare per il rinnovo del passaporto? Problema gia’ risolto. Ho un passaporto inglese. E non comporta nessun bollo annuale e il rinnovo e’ decennale.
Migliorare l’assistenza del consolato? Ma via, Di Gerolamo, non spari cagate! Qui tutti sanno che il consolato italiano e’ una fogna per raccomandati e figli di o amici di. Il livello d’incompetenza e arroganza agli sportelli e’ arci-noto. Sara’ mica lei che lo cambia adesso, vero? Il governo del suo capo durò cinque anni. Lo sapete benissimo che questo e’ il peggiore consolato del mondo. Perche’ non li avete cacciati a pedate nel c..o allora? Perche’, dannazione, sono AMICI degli AMICI vostri, ecco perche’.
“Perdiamo per strada le giovani generazioni”. Sorry, Di Girolamo. Avete perso gia’ perso anche quelle meno giovani (io ne faccio 45 quest’anno!). Rialzati Italia? Ma col cazzo, mi consenta, Di Girolamo! Quelli come me, e sono milioni, l’Italia la vogliono giu’ per sempre!!!. Ce`l’avete messa nel c..o per una vita. Cosa volete adesso? Che vi votiamo ancora??? Ma per favore. Siate seri!”
Vi prego di non continuare a tapparvi gli occhi, le orecchie e quant’altro ma di lottare perchè l’Italia, signori miei, è VERAMENTE messa male! E chi pensa il contrario, probabilmente, è già entrato nel giro…
16
Mar
08

Lo dico sinceramente, non considero niente di più feroce della banalissima televisione

Questa notte sono le parole di Pasolini a riempire la mia mail.
Parole complesse che analizzano lo strumento televisione. La prepotenza di questa sconvolge un uomo di lettera e di pellicola che prevede quel devastante potere che da li a pochi anni si manifesterà. L’argomento è sovratrattato ma pur sempre attuale in quanto mai risolto e, probabilmente, sempre irrisolvibile.
Vi auguro una buona lettura e una saggia riflessione
Secondo me la televisione è più forte di tutto questo, e la sua mediazione ho paura che finirà per essere tutto. Il potere vuole che si parli in un dato modo, ed è in quel modo che parlano gli operai appena abbandonano il mondo quotidiano familiare o dialettale in estinzione.
In tutto il mondo ciò che si vuole dall’alto è più forte di ciò che viene dal basso, non c’è parola che un operaio pronunci in un intervento che non sia voluta dall’alto; ciò che resta originale nell’operaio non è verbale, per esempio la sua fisicità, la sua voce il suo corpo.
La ferocia era terribile e all’antica; i campi di concentramento dell’U.r.s.s., la schiavitù nelle democrazie orientali, l’Algeria. Questa ferocia all’antica naturalmente permane, ma, oltre a questa vecchia ferocia c’è una nuova ferocia che consiste nei nuovi strumenti del potere, una ferocia così ambigua, ineffabile, abile, da far si che ben poco di buono rimane in ciò che cade sotto la sua sfera.
Lo dico sinceramente, non considero niente di più feroce della banalissima televisione.
Io da telespettatore la sera prima e una infinità di sere prima le mie sere di malato ho visto sfilare in quel video dove essi erano ora un’infinità di personaggi, la corte dei miracoli d’Italia e si tratta di uomini politici di primo piano, ebbene la televisione faceva e fa di tutti loro dei buffoni, riassume loro discorsi facendoli passare per idioti, col loro sempre tacito beneplacito. Mah. Oppure, anziché esprimere le loro idee, legge i loro interminabili telegrammi, non riassunti evidentemente, ma idioti! Idioti! Come ogni espressione ufficiale!
Il video è una terribile gabbia ce tiene prigioniera dell’opinione pubblica, servilmente servita per ottenere il totale servilismo, l’intera classe dirigente italiana.
Tutto viene presentato come dentro un involucro protettore, col distacco del tono didascalico di cui si discute di qualcosa già accaduta, da poco magari, ma accaduta, che l’occhio del saggio o chi per lui, contempla nella sua rassicurante oggettività, nel meccanismo che quasi serenamente e quasi senza difficoltà reali che l’ha prodotta; in realtà nulla di sostanziale divide i comunicati della televisione da quelli della analoga comunicazione radiofonica fascista, l’importante è una sola cosa, che non trapeli nulla mai di men che rassicurante.
L’ideale piccolo borghese di vita tranquilla e perbene, le famiglie per bene non devono avere disgrazie, si proietta come una specie di furia implacabile in tutti i programmi televisivi e in ogni piega di essi; tutto ciò esclude gli spettatori da ogni partecipazione politica, come al tempo fascista! C’è chi pensa per loro; e si tratta di uomini senza macchia, senza paura e senza difficoltà neanche casuali e corporee.
Da tutto ciò nasce un clima di terrore Io vedo chiaramente il terrore negli occhi degli intervistatori e degli intervistati ufficiali.
Non va pronunciata un parola di scandalo,praticamente non può essere pronunciata una parola, in qualche modo, vera.
04
Mar
08

in ricordo di Pertini, un pensiero per tutti voi

Ragazzi
ci troviamo di fronte a varie difficoltà ma anche forti motivazioni ci sospingono a continuare.
Abbiamo studiato o stiamo cercando di concludere. Abbiamo avuto fortune nel nascere benestanti, chi più e chi meno, di avere sempre un pasto caldo anche abbondante e un tetto accogliente che proteggesse noi ed i nostri cari.
Siamo persone fortunate non lo possiamo negare.
Nessuno di noi ha mai patito una sofferenza derivante da difficoltà lavorative od economiche. Guardiamo la realtà che ci circonda polemizzando su questioni inique così, tanto per parlare, tanto per sentirci vivi.
Ma proprio questa nostra fortuna ci deve spingere a confrontarci con realtà non sorridenti come la nostra. Proprio questo nostro ozio deve renderci eroi di battaglie per chi non ha potuto avere la nostra sorte.
Non bisogna più invidiare chi è nella “casta”, chi appare in televisione, chi ha denaro e suv, chi spreca e gode di effimero.
Non bisogna più guardare chi sta più in alto di noi per raggiungerlo.
E tantomeno bisogna continuare a sopravvivere per arrivare a fine mese pagando un’ipoteca, un assicurazione, le bollette la benzina e due salti al ristorante o in discoteca.
La soddisfazione ragazzi arriva nel capire dove stanno i problemi degli altri e cercare di risolverli.
Tra pochi giorni saremo nuovamente chiamati a votare. Spero che nessuno di noi si sia scordato la conquista che è il voto. Il diritto primo ed imprescindibile del cittadino.
Esso trova nel voto la manifestazione prima del suo vivere in società. Rendetevi coscienti di cosa fate, non recatevi a votare senza conoscere tutto, senza sapere tutto.
Sennò la vostra opinione sarebbe erronea e, lasciatemelo dire, stupida.
Non seguite la massa, non ascoltate la televisione, non fatevi influenzare da commenti e giudizi, ma cercate la verità delle cose.
Leggete attentamente i programmi politici, cercate i nomi dei candidati, leggete le loro biografie, le loro storie. Inviate loro mail, comunicate con loro.
Questo è essere cittadini.
Questo è partecipare alla vita sociale di un paese.
Io sto cercando di inviarvi via mail informazioni libere, senza censure o atteggiamenti di manipolazione.
Ho cercato di trovare la verità attraverso questo canale, che è la rete, che è probabilmente il sistema più democratico che abbiamo e che avremo.
Rendiamoci coscienti della fortuna che abbiamo ad essere nati ed a poter usare questo fantastico strumento.
Non prendiamolo alla leggera, ragioniamo e usiamolo con intelligenza.
Domandatemi se avete dubbi su qualsiasi argomento. Io cercherò nei meandri di questo infinito bacino di indirizzarvi, poi sarete voi a fare le vostre scelte.
Gli Italiani NON hanno paura del futuro così come dicono i nostri politici.
Gli Italiani son gente con le palle, che ama il proprio paese e la propria bandiera, che adora i propri figli e la propria famiglia, che ama vivere bene e render felice il prossimo.
Io sono fottutamente orgoglioso di essere ITALIANO e voglio che si ritorni ad essere quello che siamo.
La strada per rendere questo possibile forse non la scriveranno questi nuovi parlamentari che siederanno dal 15 aprile sulle poltrone di camera e senato.
Purtroppo questo ve lo posso garantire.
Ma fra di loro ci sono coscienze che potrebbero infiltrare nell’atteggiamento distruttore uno spiraglio di speranza.
Bisogna scoprire chi sono e dare a loro la nostra fiducia.
Vi auguro di pensare liberamente sempre.
Vi invio un link del nostro amato Sandro Pertini, certo che vi risolleverà i cuori. http://it.youtube.com/watch?v=aJfKCn1bUMM
Con affetto

Matteo

09
Feb
08

La prima mossa da fare

Ragazzi
anche se molti di voi continuano a pensare che le mie siano solo parole al vento e pensieri che non si realizzeranno mai. Ebbene, voglio smentirvi riportandovi un articolo molto interessante su quella che sarà, probabilmente un azione legale che io sosterrò e che sto ià sostenendo attraverso le reti di Grillo e degli Amici di Beppe Grillo di Firenze di cui faccio parte ed a cui sto contribuendo in maniera “attiva”.
Ebbene: non tutto è perduto!
LA nostra voce è forte e riuscirà a vincere!!!
A voi l’articolo (lungo ma nemmeno poi più di tanto).
Mat
Maurizio Blondet
Qualcuno (Montezomolo, Casini…) nei giorni scorsi ha buttato là l’auspicio che la prossima sia «una legislatura costituente».
L’idea, ammesso che fosse un’idea, appare di nuovo sepolta nel frenetico nullismo della «politica», in vista delle elezioni anticipate.
Invece è l’idea giusta.
L’idea rivoluzionaria: non una vaga «legislatura costituente», bensì una vera e propria Assemblea Costituente, come quella del 1946 che scrisse la Costituzione oggi decrepita.
Su questo dobbiamo mobilitare il popolo di internet.
Se qualcuno conosce Beppe Grillo, glielo gridi: Beppe, è questa la tua battaglia!
Raccogli le firme per la nuova Costituente!
Sicuramente sarebbe eletto lui e le persone che indicherà.
La «gente» potrebbe eleggere per una volta persone non indicate dai partiti, per cambiare davvero le cose.

Perché questo, pensateci, sarebbe rivoluzionario: per i 18-24 mesi della sua esistenza, l’Assemblea Costituente sarebbe un organo eletto antagonista del Parlamento partitico, e più legittimo di esso.  Con possibilità straordinarie in funzione anti-Casta.
Perché più legittima?

La sua maggiore legittimità dipenderebbe dalla maggiore indipendenza dei costituenti dai partiti. Ovviamente, i partiti presenteranno i «loro» candidati, che proporranno ai loro elettorati-robot: se avessero pieno successo, la Costituente sarebbe la fotocopia del marcio parlamento, ci troveremmo Mastella padre della costituzione nuova.
Nulla di rivoluzionario.
Per contrastare questo, occorrono due provvedimenti.

Primo: elezione dei candidati non per circoscrizioni (che producono solo delegati che sono espressioni delle clientele locali, ossia della corruzione di Casta), bensì per collegio unico nazionale: in questo modo, sarebbero elette personalità con idee.
Sarebbe eletto sicuramente Grillo e le persone da lui indicate.
Sarebbero eletti opinion leader, personalità note per i loro scritti e pensieri (buoni o cattivi, importa meno), note sul piano nazionale, non manovratori di denaro pubblico a Ceppaloni.
Sarei forse eletto persino io, modesto sottoscritto: che forse ho 200 mila voti tra chi mi conosce nell’intera Italia, ma ben pochi in una sola circoscrizione, non avendo foraggiato clientele nè potuto distribuire favori e posti.

Secondo provvedimento necessario: i candidati alla Costituente devono essere esclusi da ogni altra futura candidatura.
Se eletti, lavoreranno per 18-24 mesi a correggere la Costituzione attuale vecchia e marcia, poi tutta a casa.
Per sempre.
Mai più potranno candidarsi deputati o consiglieri regionali o comunali.
E’ facile capire che, con questo limite, i politici professionali, da Mastella a Casini, da D’Alema ad Alfredo Biondi (che due giorni fa ha detto «il parlamento è casa mia») non avranno nessun interesse a farsi costituenti, perché poi non potrebbe fare il loro lucroso mestiere di politici a vita, non sapendo fare altro.

Una attenuazione di questa misura sarebbe: i candidati s’impegnano con giuramento a non presentarsi ad elezioni, né politiche né amministrative,  prima di cinque anni dalla chiusura dei lavori della Costituente.
Anche così, i Mastella e D’Alema non  si candiderebbero a questa assemblea, perché non riuscirebbero a stare lontani dall’altra – quella del malaffare e dello stipendio  – per cinque anni.
Sarebbero così eletti costituenti dei cittadini che, dopo aver reso questo servizio alla patria, se ne tornano a casa da normali privati.

Già questa è una selezione: di persone disinteressate, più onorevoli degli «onorevoli».
E questo aumenta la loro legittimità rispetto al parlamento.
Pensate: per uno-due anni, un’assemblea di questo genere esisterebbe a fianco del Parlamento, più legittimata delle Camere.
Un organo legislativo supremo più onorabile e potente del cosiddetto «potere legislativo».
Le occasioni rivoluzionarie di una simile assemblea sarebbero molte e straordinarie, a cominciare da un effettivo «controllo» delle peggiori magagne del legislativo, fino ad interventi imprevedibili: esattamente come nel 1789 gli Stati Generali (l’assemblea convocata dal re rovinato dai debiti, per chiedere i soldi al popolo) si autoproclamò Assemblea Nazionale costituente, e cominciò la Révolution.

S’intende che una Costituente non si occupa della politica giorno-per-giorno.
Si occupa di correggere la vecchia Costituzione là dove (come ha detto abbastanza precisamente Montezemolo) essa «non tiene conto dei problemi veri del paese», e copre una «politica sempre più lontana dalla realtà».
Questo significa che, di per sé, la Costituente si erge contro la Casta.

Perché infatti, come la prima Costituente del 1946 si preoccupò di formulare una Costituzione che impedisse il ritorno improbabile del fascismo, della «oppresione» e della «dittatura», è chiaro che oggi, per questa generazione, il nemico della democrazia non è il fascismo, bensì la Casta.
Quella Costituzione si volle «antifascista».
Questa, deve volersi «anti-castista».
Deve studiare e promulgare una Costituzione che debelli la Casta e ne impedisca durevolmente il ritorno al potere.
Come?

Questo lo stabilirà la Costituente stessa, nel pubblico aperto dibattito.
Certo occorrerà studiare bene tutti gli uncini, i tentacoli e le ventose con cui la Casta si aggrappa al potere reale – alla cassa del denaro pubblico – onde strapparglieli ad uno ad uno.
In questo senso, la proposta di Grillo – di escludere dalle cariche elettive i condannati penali, anche in primo grado – segna una via praticabile.
E così l’altra proposta, quella di vietare di ripresentarsi dopo due mandati.
Si vede bene che Grillo ha un animo costituente, che sta cercando di spezzare la politica come mestiere lucroso, di sbatter fuori i deputati che sono deputati da 60 anni.
Grillo costituente!

Ma quelle sono solo prime indicazioni, che devono trovare posto in un quadro complessivo e coerente.
Butto giù un paio di idee, da esporre al giudizio e al dibattito.

Lo scopo essenziale di una nuova Costituzione deve essere quello di ricreare il sano antagonismo tra «camere» e «governo» (tra legislativo ed esecutivo) che presiedette alla nascita dei parlamenti.
I primi parlamenti non nacquero per sfornare leggi a capocchia, come oggi.
Nacquero come controllori, a nome del popolo, delle eccessive spese pubbliche del re (il governo), e quindi dell’eccessivo peso tributario imposto ai cittadini.
I parlamenti erano dunque «contro» il governo.
Assemblee di cittadini elette da cittadini per tenere sotto controllo l’esecutivo, e vietargli di imporre troppe tasse.
Discutendo ad uno ad uno, gelosamente, occhiutamente, i progetti di spesa: un’altra guerra?
Non sia mai!
Un nuovo fastoso Palazzo di Versailles?
Pagatelo tu!

Oggi, accade il contrario.
I governi sono espressione del parlamento, ossia dei partiti e dei politici di mestiere.
Se c’è un governo di «sinistra», è perché il parlamento ha una maggioranza di sinistra, interessata a partecipare alle malefatte del governo e a coprirne le ruberie e gli sbagli o le iniquità.
Lo stesso vale per la «destra».
Non c’è da stupirsi se la spesa pubblica è aumentata mostruosamente.
Nessuno controlla la spesa pubblica.
Né il legislativo né il «suo» esecutivo hanno interesse a frenarla.
Governo e parlamento sono pappa e ciccia.
Ed è qui il cancro, la malattia centrale della democrazia.

La Costituente dovrà concentrarsi dunque sui metodi legali, da inserire nella Costituzione, per impedire il pappa e ciccia.
Come?
Secondo me, c’è un solo modo.
Separare per Costituzione il modo di formazione del governo dal modo di formazione delle Camere.

Per esempio: il popolo vota per suffragio universale e diretto il capo del governo.
Questo è obbligato a scegliere i suoi ministri fra i non-parlamentari, né quelli in carica (soprattutto) né quelli passati.
Deve scegliere dei tecnici non eletti, che rispondono a lui (e possono essere chiamati dal parlamento per essere interrogati),  ma di cui lui è essenzialmente il solo chiaro responsabile politico.
Il capo del governo (che può essere anche capo dello stato come in USA, oppure no) è votato dal «popolo» in quanto tale, e si offre al giudizio del popolo perché esprima un parere sul suo primo mandato di governo, con un secondo mandato. 
Anche il parlamento viene eletto dal »popolo», sia pure organizzato in fazioni, in partiti, in categorie,  in clientele.
Questo allo stato attuale è probabilmente inevitabile.
Come evitare il pappa-e-ciccia?

Facile e già applicato in vari paesi: con la sfasatura nel tempo delle elezioni parlamentari e di quelle del capo del governo.
In tal modo, almeno nel secondo mandato, il capo si trova generalmente un parlamento d’opposizione.
Come Bush repubblicano, che ha un congresso democratico.
Naturalmente questo mezzo non è risolutivo, come dimostra i caso americano: il Congresso democratico è servilissimo verso Bush repubblicano disastroso.
L’ideale sarebbe che i cittadini votassero per ceti (gli «stati» della Francia), e più precisamente per categorie socio-fiscali: lavoratori dipendenti privati tassati alla fonte, dipendenti pubblici, lavoratori autonomi, professionisti, capitalisti.
Invece di «far politica» i rappresentanti di ogni categoria fiscale controllerebbero non solo la spesa del governo, ma le altre categorie fiscali, le loro elusioni e i privilegi loro accordati eventualmente dal governo a danno delle altre categorie.
Sarebbe un bel parlamento, che «tiene conto dei problemi veri del paese», litigioso all’interno (com’è l’Italia fino nelle riunioni di condominio) ed apolitico.
Ma mi rendo conto di proporre un’utopia.

L’altra utopia – ma la propongo alla discussione – sarebbe: per Costituzione, il parlamento si riunisce in due sessioni, di un mese ciascuna, per approvare o respingere il bilancio di previsione e per approvare o respingere il consuntivo del governo.
Per dieci mesi all’anno, a casa a lavorare da privati: ancora una volta, l’elezione andrebbe trasformata in una corvèe, in un sacrificio al servizio del paese, non in un lucroso mestiere.
E ciò limiterebbe la proliferazione legislativa, attività malefica dell’attuale parlamento.
Precise norme costituzionali dovrebbero «vietare» la proposizione di leggine a scopo clientelare, e in generale limitare il numero di nuove leggi a non più di due all’anno per fazione o partito.

Nell’antica Roma, in 500 anni furono promulgate 300 leggi, e per lo più pessime: liste di proscrizione, «non licet esse christianos» eccetera.
La società non ha bisogna di leggi, ma di codici e giurisprudenza.
E ovviamente, la Costituente dovrebbe stabilire con estrema precisione restrittiva le «incompatibilità».
Non solo fra cariche locali e nazionali; anche i magistrati dovrebbero essere non-eleggibili se non dopo cinque anni dall’aver lasciato la toga
 I funzionari pubblici d’alto livello, i grand commis (come Prodi e Ciampi e Draghi), dovrebbero essere parimenti ineleggibili; e così i giornalisti della Rai, per esempio.

Parimenti occhiuta, minuziosa e gelosa dovrebbe essere la definizione dei «conflitti d’interesse», che non sono solo quelli di Berlusconi.
Se Prodi mette ai posti del sottogoverno i suoi ex-dipendenti di Nomisma, anche quello è un conflitto d’interessi di prima grandezza.

La faccio finita, per non essere noioso.
Ho buttato giù in fretta due idee.
Ma l’idea centrale è: ci vuole una Costituente, e questo sarebbe già un atto rivoluzionario, anti-Casta.
Qualcuno lo dica a Beppe Grillo, che ha i mezzi per raccogliere le firme: è la nostra ultima speranza.Maurizio Blondet

08
Feb
08

perchè anche chi ha cervello la pensa come me?

Questa è un intervista “tosta” a Santo Versace , fratello del più noto…
un minuto della vostra attenzione.
Mat



Senso

" ... perchè sopprimere un ideale soffoca il pensiero, esprimerlo senza regole lo rende innocuo ! "

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