04
Lug
08

Federico Aldrovandi e Riccardo Rasman

Quando ho visto per la prima volta gli imputati dell’omicidio di mio figlio ho provato rabbia cieco dolore disgusto soffocante, ma anche sorpresa. La stessa sorpresa che ho trovato nelle parole di Hanna Arendt alla vista di Eichmann, criminale nazista. Lei sostenne che “le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, ne demoniaco ne mostruoso”. La percezione dell’autrice di Eichmann sembra essere quella di un uomo comune, caratterizzato dalla sua superficialità e mediocrità”. Ciò che la Arendt scorgeva in Eichmann non era neppure stupidità ma qualcosa di completamente negativo: l’incapacità di pensare. In quell’alba maledetta pensavano, i 4 che hanno tolto la vita a mio figlio, alle conseguenze del loro “pestare di brutto per mezzora” e alla conseguenza della loro ferrea volontà di annichilire un ragazzo soffocandolo a terra? Ne porteranno il peso per sempre.”
 
Con queste parole la madre di Federico Aldovrandi spiega nel suo blog (http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/) la reazione che ha avuto alla vista dei 4 poliziotti che all’alba del 25 settembre 2005 tolsero la vita a suo figlio. Tra pochi giorni ci sarà la sentenza. Il fatto già lo raccontai ma non mi esimo a ripeterlo. Federico aveva appena compiuto 18 anni, era uscito la sera con alcuni amici per andare in discoteca in un paese attiguo, tornando a casa all’alba, lasciato da un suo amico non lontano da casa, si avviava a piedi. Era ubriaco magari, magari aveva assunto qualche sostanza stupefacente, faceva confusione all’alba. Una pattuglia si avvicina per calmarlo e … lo uccidono per soffocamento.
 
Riccardo Rasmas di anni ne aveva 34. Prima di fare il militare in aeronautica stava facendo pratica come meccanico. Il nonnismo sotto il militare lo rese invalido. Percepiva la pensione di invalidità, avevi anche problemi psichici dovuti al trauma. Riccardo viveva in un piccolo monolocale da poco concessogli dall istituo case popolari di Trieste, Riccardo aveva trovato finalmente un lavoro come netturbino. Riccardo era finalmente felice e voleva solo festeggiare, a modo suo. Aveva comprato dei petardi ed aveva iniziato a tirarli. Facevano solo rumore.
Quel rumore ha portato la vicina di casa a chiamare la polizia. Riccardo ha smesso, è andato in cucina ed ha scritto un foglietto.
Riccardo ha scritto :” Mi sono calmato, per favore non fatemi del male”.
Riccardo ha nuovamente paura, ha paura di essere nuovamente picchiato.
Arrivano tre poliziotti ed una poliziotta.
Riccardo viene ucciso per soffocamento!
 
 
Non sarò mai contro la Polizia e contro coloro che ci proteggono. Però sono contro qualsiasi ingiustizia, soprattutto quando colpisce i più deboli. Sono contro l’occultamento delle prove per proteggere i colpevoli, sono contro la disonestà imperante.
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3 Responses to “Federico Aldrovandi e Riccardo Rasman”


  1. 1 silvana
    luglio 4, 2008 alle 6:15 pm

    Federico e Riccardo, stessa sorte, sono stati uccisi senza un perchè……..
    Combatteremo fino in fondo finche avremo giustizia per tutti e due e per tutti gli altri ragazzi che sono stati ingiustamente uccisi e hanno diritto ad avere giustizia. Almeno quella!!
    Il diritto alla Vita!!!!!!!!!!!!!!!

  2. 2 stefania
    luglio 5, 2008 alle 12:04 am

    sempre e comunque dalla parte dei deboli e oppressi, contro ogni forma
    di violenza, contro chi ci vuole cucire la bocca.

  3. 3 matlouis
    luglio 5, 2008 alle 12:20 pm

    Questo deve essere il nostro compito!
    Combattere contro l’ingiustizia informando, manifestando, cercando di aprire gli occhi e la mente a tutti coloro che sono stati obbligati a chiuderla. E’ una lotta pacifica la nostra che però vuol far si che la giustizia sia regina. Le regole sono state scritte 60 anni or sono dai nostri padri costituzionalisti, riviste e talvolta malamente corrette. Abbiamo dei garanti che devono permettere che tali leggi vengano giustamente applicate perchè chi sbaglia paghi e chi è vittima venga risarcito.
    Anche se la speranza è che non accadano più morti come quella di Federico e Riccardo, mai più!
    Viva la vita! Di tutti!


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