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Giu
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Messina…e le sue baracche

Riporto un articolo del Corriere della Sera sulla baraccopoli di Messina.
Baraccopoli dove non vivono i ROM di turno o extracomunitari appena scesi da qualche barcone.
Vivono più di 3000 famiglie italiane. Ereditari di case fatiscenti con soffitti cancerogeni, di topi e di sporcizia dal 1908. Da quando cioè le loro case vennero distrutte da un terremoto e le amministrazioni locali crearono queste favels di “appoggio” prima della ricostruzione.
Un “appoggio” che dura da 100 anni!
 
Cosa c’è di nuovo da dire sulle baracche a Messina? Nulla. Forse questa novità, cioè che l’amianto cancerogeno delle tegole di eternit si sta sgretolando del tutto (ammalorato dicono i tecnici) e che quindi, attraverso l’ultima sofferenza della malattia, si risolverà il problema di questa gente prima che la politica faccia il proprio dovere. La domanda che si fanno questi messinesi è: «Chi arriva per primo? L’amianto o la politica?»
QUANTE SONO – Solo per chi non lo sapesse, ma soprattutto per chi volutamente ignora a Messina ci sono 3.336 baracche (censite da Legambiente). E ci vivono più di 3.100 famiglie (da queste parti i nuclei familiari sono superiori alla media nazionale). Costruite cent’anni fa, dopo il sisma del 1908 che rase al suolo la città dello Stretto, queste favelas si trovano nei quartieri di Giostra, Camaro e Fondo Fucile. Ma non rappresentano l’emergenza di un’ondata migratoria di rom o extracomunitari ma sono solo spettrali residenze italiane. Le baracche del nostro video, che risalgono, diversamente dalle altre, alla seconda guerra mondiale (hanno solo 60 anni) si riferiscono alla favelas del III° quartiere: Fondo Fucile. Vi vivono 146 famiglie per un totale di circa 600 persone tra cui tanti, tanti, bambini.
DENTRO – Ecco anche dentro, non ci sono novità: le pareti sono in cartongesso, ovviamente ci sono ancora le crepe e sui soffitti continua a fiorire la muffa. Ovviamente gli impianti elettrici non sono a norma. E poi ci sono le lastre d’amianto che sbucano e rilasciano le loro fibbre mortali, in quelle che è un azzardo definire, cucine, saloni e camere da letto. Tutto questo viene descritto da una relazione-denuncia della Ausl e il prefetto ha lanciato l’allarme. Fuori le fogne sono ancora a cielo aperto. E i topi sono di gran lunga in numero maggiore degli abitanti. Ormai convivono insieme quasi pacificamente, eccetto qualche rottura di tregua con relativo lancio di scopa. Solo che ai topi non occorre la dignità umana. Ma si può vivere così?
LA GARA TRA ULTIMI – C’è una strana gara a Fondo Fucile. La gente si domanda come mai a loro, italiani (anche senza il ponte), viene negato quello che viene riconosciuto «persino» ai rom: ad esempio un campo nomadi con servizi igienici perfettamente funzionanti. Ecco, non si capacitano di essere gli ultimi tra gli ultimi. Si sentono «clandestini in Italia». Vi evitiamo le cifre del risanamento spese e quelle non spese; vi evitiamo l’elenco dei politici che hanno fatto promesse e le promesse che hanno fatto; vi evitiamo anche l’elenco dei politici che a Fondo Fucile non ci sono mai stati. Vi evitiamo i volti dei malati di amianto, vecchi e ragazzini. Evitiamo tutto questo perché adesso la città di Messina ha una nuova amministrazione. La città ha votato. E dopo giorni e giorni di scrutinio, finalmente, ci sarà un nuovo sindaco al lavoro. E sicuramente, dopo aver cercato di salvare la squadra di calcio, cercherà di salverà anche gli abitanti di Fondo Fucile. Ma questa è solo la prima puntata…

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1 Response to “Messina…e le sue baracche”


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