16
Mar
08

Lo dico sinceramente, non considero niente di più feroce della banalissima televisione

Questa notte sono le parole di Pasolini a riempire la mia mail.
Parole complesse che analizzano lo strumento televisione. La prepotenza di questa sconvolge un uomo di lettera e di pellicola che prevede quel devastante potere che da li a pochi anni si manifesterà. L’argomento è sovratrattato ma pur sempre attuale in quanto mai risolto e, probabilmente, sempre irrisolvibile.
Vi auguro una buona lettura e una saggia riflessione
Secondo me la televisione è più forte di tutto questo, e la sua mediazione ho paura che finirà per essere tutto. Il potere vuole che si parli in un dato modo, ed è in quel modo che parlano gli operai appena abbandonano il mondo quotidiano familiare o dialettale in estinzione.
In tutto il mondo ciò che si vuole dall’alto è più forte di ciò che viene dal basso, non c’è parola che un operaio pronunci in un intervento che non sia voluta dall’alto; ciò che resta originale nell’operaio non è verbale, per esempio la sua fisicità, la sua voce il suo corpo.
La ferocia era terribile e all’antica; i campi di concentramento dell’U.r.s.s., la schiavitù nelle democrazie orientali, l’Algeria. Questa ferocia all’antica naturalmente permane, ma, oltre a questa vecchia ferocia c’è una nuova ferocia che consiste nei nuovi strumenti del potere, una ferocia così ambigua, ineffabile, abile, da far si che ben poco di buono rimane in ciò che cade sotto la sua sfera.
Lo dico sinceramente, non considero niente di più feroce della banalissima televisione.
Io da telespettatore la sera prima e una infinità di sere prima le mie sere di malato ho visto sfilare in quel video dove essi erano ora un’infinità di personaggi, la corte dei miracoli d’Italia e si tratta di uomini politici di primo piano, ebbene la televisione faceva e fa di tutti loro dei buffoni, riassume loro discorsi facendoli passare per idioti, col loro sempre tacito beneplacito. Mah. Oppure, anziché esprimere le loro idee, legge i loro interminabili telegrammi, non riassunti evidentemente, ma idioti! Idioti! Come ogni espressione ufficiale!
Il video è una terribile gabbia ce tiene prigioniera dell’opinione pubblica, servilmente servita per ottenere il totale servilismo, l’intera classe dirigente italiana.
Tutto viene presentato come dentro un involucro protettore, col distacco del tono didascalico di cui si discute di qualcosa già accaduta, da poco magari, ma accaduta, che l’occhio del saggio o chi per lui, contempla nella sua rassicurante oggettività, nel meccanismo che quasi serenamente e quasi senza difficoltà reali che l’ha prodotta; in realtà nulla di sostanziale divide i comunicati della televisione da quelli della analoga comunicazione radiofonica fascista, l’importante è una sola cosa, che non trapeli nulla mai di men che rassicurante.
L’ideale piccolo borghese di vita tranquilla e perbene, le famiglie per bene non devono avere disgrazie, si proietta come una specie di furia implacabile in tutti i programmi televisivi e in ogni piega di essi; tutto ciò esclude gli spettatori da ogni partecipazione politica, come al tempo fascista! C’è chi pensa per loro; e si tratta di uomini senza macchia, senza paura e senza difficoltà neanche casuali e corporee.
Da tutto ciò nasce un clima di terrore Io vedo chiaramente il terrore negli occhi degli intervistatori e degli intervistati ufficiali.
Non va pronunciata un parola di scandalo,praticamente non può essere pronunciata una parola, in qualche modo, vera.
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2 Responses to “Lo dico sinceramente, non considero niente di più feroce della banalissima televisione”


  1. aprile 10, 2011 alle 9:03 am

    Non è la televisione in sè feroce e banale contemporaneamente , ma la superficialità reale della gente, tutti : politici, intellettuuali, uomini di spettacolo. La televisione è mostruosa in quanto fa da cassa di risonanzaper la moltitudine superficiale

  2. aprile 10, 2011 alle 9:09 am

    Non è la televisione in sè feroce e banale, ma la superficialità della maggior parte delle persone: intellettuali, politici, giornalisti, ma anche il senso comune di coloro che parteggiano per semplice simpatia, che non valutano in profondità i rischi del servilismo, interessati o meno.


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