13
Mar
08

lettera di un ragazzo meno fortunato

Vi allego stasera una lettera che un ragazzo ha scritto a Beppe Grillo. Non sono solito fare un banale drag and drop dalle email quotidiane che invia il blog di Beppe Grillo. Magari qualcuno di voi l’ha già letta, magari qualcuno la legge per la prima volta.
Non è qualunquismo dire che in Italia si sta male, perchè c’è gente che sta veramente male. Gente che lotta, con una dignità umana che va rispettata, gente che non delinque ma che vive nella legalità e, proprio per questo, punita.
Uno stato democratico difende i più deboli offrendo opportunità, uno stato non deve essere assistenzialista con i propri cittadini ma deve permettere loro di raggiungere i propri obiettivi e di premiare coloro che hanno meriti. Uno stato di legalità consentirebbe questo.
di B. V.

Caro Beppe,
dopo il diploma, nel 1996, vado incontro al periodo più buio della mia vita: perdo – per malattia – papà, poi mamma. Ventunenne, solo, ho provato a risollevarmi, ma dalle mie parti (abito a Caserta) vivere è lusso di pochi. Ho sempre lavorato, ma a nero. Senza un giorno di contributo, il mio stipendio è una sottopaga che non ricevo mai in un’unica soluzione, ma in più (chiamiamole) rate. Ho partecipato a 27 concorsi su e giù per l’Italia, ma niente. I colloqui, che non conto più, si chiudono col solito “Le-faremo-sapere”. Intanto i figli di papà mi scavalcano. Ci si è preoccupati di sospendere l’erogazione dell’assegno di reversibilità che percepiva mia madre quando questa è deceduta (a me non toccava perchè maggiorenne, non iscritto all’università e non disabile), ma non di assicurarmi una possibilità d’inserimento (il mio è un “caso non contemplato”, non merito precedenza rispetto a chi vive in famiglia). Quindi per lavorare, bisogna avere amicizie (politici, preti, camorristi [c’è differenza?]), in alternativa la fortuna di fare i parassiti (gravare, malgrado i trenta anni, sui genitori). Io non posso usufruire né dell’una né dell’altra scelta proposta da questa repubblica (delle banane) democratica (?) fondata sul lavoro (di chi conosce). Leggere che un uomo, in carcere per avere ucciso la moglie, riceva puntualmente la pensione di reversibilità della consorte che ha ammazzato; che ad Aosta, per un insegnante pedofilo, si disponga prima il reintegro a scuola, poi ci si preoccupi di trovargli un posto al collocamento (comunque garantendo libertà, dignità e lavoro ad un individuo deviato e pericoloso) mi ha fatto venire il cattivo (?) pensiero di delinquere. Mi tornano alla memoria le parole di Camus: “Per diventare famosi (aggiungerei e ricchi) basta uccidere la portinaia”. Per arrotondare, di tanto in tanto, metto i volantini pubblicitari nelle cassette della posta e mi sento dire: “Vai a lavorare!”. Quando non arrivo alla fine del mese vendo qualche oggettino d’oro di quelli ricevuti al battesimo ed alla prima comunione. Me ne rimangono davvero pochi (sic!). Può continuare così? Può finire così? Come potrebbe mai venirmi in mente, un domani, di fare un figlio in questo misero …Stato? Altro che dignità, Stato civile, di diritto…! Mi vergogno di essere italiano, l’Italia mi fa vergognare di essere vivo.

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" ... perchè sopprimere un ideale soffoca il pensiero, esprimerlo senza regole lo rende innocuo ! "

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