Archivio per Aprile 2008

09
Apr
08

Rimborsi elettorali o finanziamento pubblico?

Il radiotelegrafista Fatuzzo Carlo, giunto alla veneranda età di 43 anni, intercettò sulle onde elettromagnetiche un’ispirazione: datti alla politica. Detto fatto, fondò il partito dei pensionati. Il più redditizio del mondo. Basti dire che nella campagna per le ultime europee investì 16.435 euro ottenendo un rimborso centottanta volte più alto: quasi tre milioni. Un affare mai visto neanche nelle fiammate borsistiche della corsa all’oro di internet. Eppure, il suo è solo il caso più plateale. Perché, fatta eccezione per i radicali, quei rimborsi sono sempre spropositati rispetto alle somme realmente spese. E dimostrano in modo abbagliante come i partiti, negli ultimi anni, abbiano davvero esagerato. Il referendum del 18 aprile ’93 era stato chiarissimo: il 90,3% delle persone voleva abolire il finanziamento pubblico dei partiti.

 

Vi spiego quindi con semplicità come funziona il finanziamento pubblico ai partiti che vi renderà ancora più chiaro perché si vengono a creare piccoli partiti con alcuna speranza di essere rappresentati in parlamento (per la Camera è necessario il 4% per il Senato l’8% a livello regionale).

Se un partito riesce ad superare la soglia dell’ 1% può chiedere di “sfruttare” quello che con un fine gioco di parole è stato chiamato rimborso elettorale. Si, avete capito bene, siccome con il referendum abrogativo del 18 aprile 1993 (http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1993#Finanziamento_Partiti) più di 32 milioni di Italiani, il cosiddetto popolo sovrano, aveva chiesto l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti i lor signori hanno cambiato nome definendoli “rimborsi elettorali”.

Ma qui viene il bello! In quanto rimborsi, come sempre capita con tale definizione, si dovrebbe presentare una lista delle spese effettuate che vengono risarcite come tali. In Italia non funziona così. Ebbene: se hai superato la venerabile soglia dell’1 % riceverai ogni anno 300.000 euro per 5 anni anche se la legislatura termina prima (modifica fatta nel 2006 dal Governo Berlusconi).

E così si crea il caso del partito dei pensionati che ottiene un guadagno di 180 volte. Ma non è finita:

Il resoconto della Gazzetta Ufficiale documenta che Forza Italia prenderà comunque 12 milioni l’anno fino al 2011 oltre a quelli che incasserà per il rimborso della XVI legislatura, la prossima. L’Ulivo ne prenderà circa 16 a cui potrà aggiungere i milioni che riceverà il neonato Pd.

Ma vi rendete conto!!!!!!

Per cercare di fare due conti:

Lo dice il confronto fra le somme spese effettivamente per le campagne elettorali, e accertate da un’indagine della Corte dei Conti (l’unico che ci permette di compilare tabelle omogenee) sulle Europee del 1999 e del 2004. La differenza, come si nota, è scandalosamente enorme. E non solo per il Partito dei pensionati, che già nel ’99 aveva ricevuto 76 volte ciò che aveva speso. Basti vedere il guadagno della Fiamma Tricolore (che ha incassato 81 volte di più), di Rifondazione (13 volte di più), dei Comunisti Italiani (12 volte di più), dell’Ulivo (7,8 volte di più), di Alessandra Mussolini (6 volte di più), della Lega (5,9 volte di più) ma anche dei grandi partiti. Totale delle spese accertate: 88 milioni di euro. Totale dei rimborsi: 249. Quasi il triplo.

 

Oramai capite perché il nostro Giuliano Ferrara temendo che l’azione popolare del 25 Aprile porti a eliminare il finanziamento pubblico ai giornali (per il suo “Il Foglio” con 1000 lettori al giorno prende 3,2 milioni di euro l’anno!!!) si sia messo in politica con un azione ideologica che, probabilmente, raccatterà quei 400.000 voti a livello nazionale che li permetteranno di azzannare l’ambizioso malloppo!

 

Io vi avverto! Voi reagite!

 

MAt

 

 

04
Apr
08

Noi giovani Under 35 all’ultimo posto

Vi riporto lo studio condotto dall’Università la Cattolica di Milano su come la nosta cara Italia “tratta” noi 30 enni.

Come vi avevo già annunciato nelle mie precedenti mail e come già per certi aspetti stavate intuendo la nostra situazione è assai grave ed i “bamboccioni” farebbero bene a fuggire perchè il Debito Pubblico ci mangerà i nostri contributi e la situazione, con il crescere, sarà sempre peggiore.
Per chi ha voglia di lottare e restare, invece, auguro successo perchè la battaglia sarà lunga e duratura. Ma se siete figli di papà o se i vostri agganci vi permettono di realizzarvi, bhè, che dirvi? Fate proprio bene a restare in Italia perchè è il posto giusto dove le spinte passano davanti alla meritocrazia.

Un abbraccio

MILANO – Se la condizione giovanile di questi anni trova nell’ultimo film di Virzì «Tutta la vita davanti» una rappresentazione briosa, condita di ironia, dove i drammi dei protagonisti sono in qualche modo sublimati dall’arte, di fronte a dati oggettivi che fotografano il reale disagio dei trentenni nell’Italia di oggi, a pochi giorni dal voto, l’ironia scompare del tutto. Il prof. Alessandro Rosina, dell’Istituto di Demografia della Cattolica di Milano, ha presentato nell’ateneo di Largo Gemelli i risultati di una ricerca dal titolo «Generazione? Un ritratto degli under 35 italiani», impietosa radiografia su quei milioni di ragazzi che hanno studiato da europei e si ritrovano a 30 anni precari e per giunta «bamboccioni».

INDICATORI – La ricerca elenca una serie di record negativi, che ci vedono fanalino di coda su quasi tutti gli indicatori rispetto ai Paesi europei. Secondo Rosina «i giovani italiani risultano avere il minor peso elettorale di tutta Europa; hanno la più bassa scolarizzazione e occupazione, i salari sono fra i più bassi. Il nostro Paese ha il sistema previdenziale più iniquo e al contempo il maggior debito pubblico ereditato dalle generazioni precedenti. In Europa i giovani italiani sono quelli che contano meno dal punto di vista sociale, economico, demografico e politico».

DE-GIOVANIMENTO – Le ragioni sono in parte congiunturali, ma prevalentemente politiche. Anzitutto i giovani contano sempre meno dal punto di vista demografico e quindi elettorale. «Dati Eurostat indicano che all’inizio degli anni ‘90 i 15-24enni erano quasi il doppio rispetto ai 65-74enni, oggi le due fasce si equivalgono». In molti Paesi europei gli under 25 sono più del 30% della popolazione, «l’Italia è l’unico paese sceso sotto la quota del 25%. Più che di “invecchiamento” sarebbe più corretto parlare di de-giovanimento della popolazione». Inoltre la preparazione scolastica più alta che in passato, non incide, per via della mancanza di meritocrazia, sulle prospettive occupazionali: «siamo l’unico grande Paese in Europa con un solo 15-25enne occupato su quattro».

PENSIONI – Esiste poi il nodo previdenziale. Chi ha cominicato a lavorare dalla metà degli anni ‘90, «andrà in pensione più tardi e riceverà circa il 20-30% in meno». Le riforme degli ultimi 10 anni hanno infatti lasciato inalterati i requisiti e il trattamento delle generazioni più vecchie «e addossato sui più giovani i costi dell’invecchiamento della popolazione». Proprio su coloro che per primi hanno affrontato la condizione di precarietà strutturale nel lavoro, alla quale la politica non ha fin ora saputo offrire alcun concreto sistema di ammortizzatori. «La stessa spesa sociale in Italia è assorbita per lo più dall’old age (61% contro il 47% della media europea, dati Eurostat) e siamo il Paese europeo che destina meno risorse verso le giovani generazioni. Ed è per questo che si appoggiano fortemente alla famiglia di origine, il loro vero ammortizzatore sociale».

DEBITO PUBBLICO – I fondi per i più giovani tra l’altro ci sarebbero. Peccato che siano prosciugati dagli interessi sul debito pubblico, che dagli anni ‘80 (quando era al 60%) non smette di crescere. Negli ultimi anni è rimasto sistematicamente sopra il 104% del Pil, circa 1600 mld di euro che producono interessi annui per 65 mld (pari al 4,5% del Pil), «più o meno la percentuale che altri stati destinano alla spesa sociale e ai propri giovani, cioè al proprio futuro» afferma Rosina. Chi è entrato nella vita adulta dalla metà degli anni ‘90 ha ereditato il macigno di un debito che non ha contribuito a costituire e del quale non ha beneficiato in alcun modo. Si trova invece a doverne pagare il conto. Si tratta di una condizione profondamente iniqua, visto che da noi tale debito non è stato formato affatto per potenziare le prospettive per le giovani generazioni e di crescita del Paese, ma per proteggere il livello di benessere e di status degli adulti/anziani, scaricandone le conseguenze sui figli». La generazione che è cresciuta sulle ali del boom economico è stata dunque «più brava a indebitarsi che a produrre ricchezza». Ed è quella stessa a cui 12 milioni di 18-34enni, il popolo dei «bamboccioni», il prossimo 12 aprile, dovrà rinnovare la propria fiducia.




Senso

" ... perchè sopprimere un ideale soffoca il pensiero, esprimerlo senza regole lo rende innocuo ! "

Al giorno d’oggi

Aprile: 2008
L M M G V S D
« Mar   Mag »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

Post più letti

  • Nessuna
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog